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Scrivere canzoni

Come scrivere una canzone: il metodo, non l'ispirazione

Nessun autore di mestiere aspetta l'ispirazione: ha un procedimento, e l'ispirazione arriva mentre lo esegue. Questo è quel procedimento.

7 min di lettura Pubblicato il a cura della redazione Sintony

Una canzone è fatta di tre cose che possono nascere in qualunque ordine: un'idea di cosa vuoi dire, una melodia, e un impianto armonico che le tiene insieme. La domanda «prima il testo o la musica» non ha una risposta giusta, ma ha una risposta utile: parti da quella delle tre che ti è arrivata per prima, e non discutere.

Le quattro strade d'ingresso

Parti daIl vantaggioIl rischio
Una fraseSai già cosa dice il pezzoMelodie che seguono il parlato e non cantano
Una melodiaCanta di sicuroTesti scritti per riempire sillabe, che non dicono niente
Un giro di accordiRapidissimoSomiglia a mille altre cose
Un suono / un ritmoIdentità forteCi si perde nella produzione e la canzone non nasce

Chi scrive tanto usa tutte e quattro, a seconda di cosa gli arriva. Ma qualunque sia l'ingresso, il seguito è quasi sempre lo stesso, e ha un ordine.

L'ordine che funziona

  1. Trova il centro Una frase sola che dice di cosa parla il pezzo. Non un tema («l'amore»): una situazione precisa («ti ho vista dal treno e non ho fatto niente»). La differenza fra le due è la differenza fra una canzone e un tema in classe.
  2. Trova il ritornello Sì, prima delle strofe. Il ritornello è la conclusione: le strofe sono la strada per arrivarci, e non puoi tracciare una strada se non sai dove porta. Vedi come si scrive un ritornello.
  3. Costruisci l'armonia intorno Quattro accordi bastano. Se non sai quali, i giri più usati funzionano perché la tensione sale e si scioglie dove serve.
  4. Scrivi la prima strofa Deve fare una cosa sola: mettere in scena la situazione. Chi, dove, quando. Niente conclusioni: quelle sono del ritornello.
  5. Scrivi la seconda strofa Deve dire una cosa nuova, non ridire la prima con altre parole. È il punto in cui il novanta per cento delle canzoni amatoriali crolla.
  6. Decidi se serve un ponte Serve se la canzone ha bisogno di un cambio di prospettiva. Se non ne ha bisogno, non metterlo: un ponte inutile si sente.
  7. Metti da parte tre giorni Poi rileggi. Quello che ti sembrava profondo mercoledì, la domenica lo riconosci per quello che è.

La regola del dettaglio

È la singola cosa che separa i testi che restano da quelli che scivolano via, e si può enunciare in una riga: una cosa concreta batte dieci cose vere.

«Mi manchi tanto» è vero e non arriva a nessuno, perché è la sintesi di un'emozione, e le sintesi non si sentono. «Ho ancora il tuo caricabatterie» è banale, minuscolo, e arriva — perché ricostruisce la situazione invece di riassumerla, e a ricostruire l'emozione ci pensa chi ascolta, che è il modo in cui funziona.

Non dire l'emozione. Descrivi la stanza in cui è successa.

Il controllo pratico: prendi il tuo testo e cerchia ogni parola astratta — amore, dolore, vita, anima, tempo, cuore. Se ne hai più di due o tre in tutta la canzone, ognuna di quelle è un posto dove avresti potuto mettere una cosa vera.

Il secondo verso è dove si vede l'autore

La prima strofa la scrivono tutti: c'è l'entusiasmo dell'idea. La seconda è lavoro, e si riconosce subito quando è stata scritta per riempire.

I modi che funzionano per farla avanzare davvero:

  • Sposta il tempo. La prima strofa è adesso, la seconda è un anno fa. O il contrario.
  • Cambia chi parla. La prima è quello che pensi tu, la seconda quello che avrebbe detto lei.
  • Allarga o stringi. Dalla stanza alla città, o dalla città a un oggetto sul tavolo.
  • Rispondi. La seconda strofa contraddice la prima. È spesso la mossa più forte, perché il ritornello che segue acquista un altro significato senza cambiare una parola.
Il test del ritornello ripetuto

Un buon ritornello significa una cosa diversa ogni volta che torna, perché le strofe hanno cambiato il contesto. Se il tuo ritornello dice esattamente la stessa cosa la terza volta che lo senti, il problema non è il ritornello: sono le strofe, che non hanno spostato niente.

Testo e melodia devono accordarsi

C'è un errore tecnico che si sente subito e che quasi nessuno sa nominare: l'accento sbagliato. Ogni parola italiana ha una sillaba tonica, e se la melodia mette il punto forte su una sillaba atona, l'orecchio percepisce che qualcosa non va anche senza capire cosa.

«perché» ha l'accento sull'ultima; se la melodia lo mette su «per», il verso zoppica. È il tipo di problema che si scopre cantando, non leggendo — motivo per cui il testo va cantato ad alta voce fin dal primo abbozzo, non letto.

Il resto della questione — sillabe, rime, quante ne entrano in una battuta — sta in rime e metrica in italiano.

Quanto deve essere lunga

Fra i due minuti e mezzo e i tre e mezzo per la maggior parte dei generi. Ma il numero che conta di più è un altro: quando arriva il primo ritornello. Sotto i cinquanta secondi è la norma nella musica contemporanea, e le canzoni che fanno aspettare più di un minuto devono avere una strofa molto buona per giustificarlo.

Non è una regola imposta dalle piattaforme: è che l'attenzione di chi ascolta per la prima volta ha una durata, e il ritornello è la cosa che lo convince a restare.

I cinque errori più comuni

  1. Dire tutto nella prima strofa Poi non resta niente per il resto. Una canzone è una cosa che si apre lentamente.
  2. Cambiare argomento a metà Se la strofa parla di una persona e il ritornello del senso della vita, sono due canzoni.
  3. Rime che comandano il senso Se hai messo «cuore» perché rimava con «dolore», si sente. Sempre.
  4. Troppe parole Il silenzio in una melodia vale quanto le note. Un verso con quattro parole respira; uno con quattordici corre.
  5. Non finirla Il difetto più comune di tutti. Una canzone finita male insegna dieci volte più di una canzone perfetta mai chiusa.

Il vocabolario della canzone italiana

Un problema specifico di chi scrive in italiano: la lingua della canzone ha un registro suo, che non è né l'italiano parlato né quello scritto. Riconoscerlo aiuta a evitare i due errori opposti.

RegistroCome suonaIl rischio
Troppo alto — «l'anima anela»Letterario, distanteNessuno parla così: si sente lo sforzo
Troppo basso — solo parlato quotidianoPiattoManca del tutto la densità
Giusto — parlato, con una parola fuori postoVero e sorprendente insieme

La zona che funziona nella canzone italiana degli ultimi decenni è quasi sempre la terza: una lingua sostanzialmente parlata, in cui ogni tanto compare una parola che non ti aspettavi lì. Quella singola parola fuori registro è ciò che fa alzare la testa a chi ascolta.

Le parole da usare con parsimonia

Non sono vietate: sono consumate, e ogni volta che ne usi una spendi una piccola quantità di credibilità.

  • Le astratte a peso massimo — anima, destino, eternità, infinito, essenza.
  • Gli intensificatori — tanto, tantissimo, da morire, per sempre, mai più.
  • Le metafore da manuale — il mare, le stelle, il volo, il fuoco. Non perché siano brutte: perché non appartengono a nessuno.
  • Le rime consumate — cuore/amore, vita/finita, mano/lontano. Vedi rime e metrica.

Il controllo pratico: se una riga del tuo testo potrebbe comparire identica in una canzone di chiunque altro, quella riga non sta lavorando per te.

La riscrittura, che è dove si fa il lavoro

Un testo alla prima stesura è materiale grezzo. La riscrittura non è rifinitura: è dove il testo diventa qualcosa. Tre passaggi che funzionano quasi sempre, in quest'ordine:

  1. Togli il venti per cento delle parole Senza cambiare cosa dici. È quasi sempre possibile, e il risultato respira.
  2. Sostituisci ogni astratto con una cosa Ogni volta che hai scritto un sentimento, cerca l'oggetto o il gesto che lo mostrerebbe.
  3. Leggi ad alta voce, cantando Non leggendo: cantando. Gli accenti sbagliati e le parole impronunciabili si trovano solo così.

Come si capisce se funziona

Tre prove, tutte gratuite:

  • La prova del giorno dopo. Ti ricordi il ritornello senza riascoltarlo? Se no, non è memorabile — e non è un giudizio sul valore, è un fatto.
  • La prova della chitarra sola. Cantala nuda, senza produzione. Le canzoni buone reggono; quelle che stavano in piedi grazie all'arrangiamento crollano.
  • La prova dello sconosciuto. Falla sentire a qualcuno che non ti vuole bene abbastanza da mentire, e chiedi solo: «in che punto ti sei distratto?». Quella è l'unica domanda che produce informazione.

Domande frequenti

Si scrive prima il testo o la musica?

Non esiste un ordine giusto: esistono conseguenze diverse. Partire dal testo dà canzoni che dicono qualcosa di preciso ma rischia melodie parlate; partire dalla musica dà melodie che cantano ma rischia testi riempitivi. Molti autori professionisti alternano, e moltissimi scrivono la melodia a sillabe senza senso e ci mettono le parole dopo.

Quanto ci vuole a scrivere una canzone?

Da venti minuti a due anni, e non c'è correlazione con la qualità. Quello che è costante è che la prima stesura è veloce e la revisione è lenta: molti autori arrivano a una versione completa in un pomeriggio e poi ci tornano sopra per settimane.

Come faccio a capire se la mia canzone è buona?

Tre segnali affidabili: ti ricordi il ritornello il giorno dopo senza riascoltarlo; regge cantata nuda senza produzione; una persona che non ti conosce non si distrae a metà. Il parere degli amici non è un segnale — non perché mentano, ma perché ascoltano te, non la canzone.

Serve saper suonare per scrivere canzoni?

No. Servono una melodia in testa e un modo per fermarla prima che svanisca — anche solo un vocale sul telefono. Molti autori lavorano cantando su giri suonati da altri. Vedi fare musica senza saper suonare.

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