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Fare musica

A quanti BPM va la tua canzone (e come si capisce)

Il tempo è la prima decisione che prendi e l'ultima che vorresti cambiare. Vale la pena passarci cinque minuti invece di trenta secondi.

5 min di lettura Pubblicato il a cura della redazione Sintony

BPM sta per beats per minute, battiti al minuto: quante volte batteresti il piede in sessanta secondi ascoltando quel brano. Sessanta BPM è un battito al secondo. Centoventi, due al secondo.

È un numero, ma non è un dettaglio tecnico: è la cosa che decide se un pezzo sembra una corsa o una confessione. Con lo stesso giro di accordi e la stessa melodia, a 75 BPM hai una ballata e a 128 hai un pezzo da ballare.

Come si trova il BPM di un brano che stai ascoltando

Il metodo manuale, che funziona ovunque e non richiede niente:

  1. Batti il piede a tempo Trova il battito principale, quello su cui batteresti le mani a un concerto.
  2. Conta i battiti in quindici secondi Poi moltiplica per quattro.
  3. Verifica Se ottieni un numero sotto 60 o sopra 180, probabilmente stai contando a metà o al doppio.

L'ambiguità del doppio e della metà è normale e non è un errore: un brano a 140 BPM e lo stesso a 70 sono matematicamente lo stesso brano, cambia solo quale livello della griglia chiami «battito». Nella trap succede sistematicamente, ed è il motivo per cui trovi lo stesso pezzo indicato a 70 e a 140 in due posti diversi.

Un riferimento che hai già in tasca

Il battito cardiaco a riposo di un adulto sta fra 60 e 100 al minuto. Non è una coincidenza che tantissima musica stia in quella fascia: sono i tempi in cui il corpo si sincronizza senza sforzo. Sopra i 140 il corpo lo legge come attivazione, sotto i 60 come sospensione.

I tempi per genere: numeri veri

GenereBPMNota
Ballata pianoforte e voce60-76Sotto i 60 serve molto arrangiamento per non affondare
R&B contemporaneo60-90Spesso con suddivisioni in terzine
Hip hop classico85-95Il campo storico del boom bap
Indie / cantautorato90-120La fascia più ampia e più generica
Pop100-125Il centro di gravità è intorno a 120
Reggaeton88-98Molto stabile: il dembow non tollera scarti
House120-128128 è quasi uno standard nei club
Techno130-150
Trap130-150 (o 65-75)Stesso ritmo, due modi di scriverlo
Drum and bass170-175Percepita a metà, intorno a 87

Perché cinque BPM cambiano tutto

È l'esperimento più utile che puoi fare in cinque minuti: prendi un brano tuo che non ti convince e riascoltalo a più o meno cinque BPM. Non «un pochino più veloce»: proprio cinque.

Quello che senti quasi sempre è che una delle due versioni «cammina» e l'altra no. Il motivo è che il tempo giusto non è una preferenza estetica: dipende da quanto sono affollate le tue sedici caselle. Un arrangiamento denso a 120 BPM diventa una poltiglia; lo stesso a 108 respira. Un arrangiamento spoglio a 108 sembra trascinarsi; a 120 sembra deciso.

Il tempo giusto non è quello che ti piace: è quello a cui le cose che hai scritto hanno il posto per suonare.

Il tempo e la voce

C'è un vincolo pratico che quasi nessuno considera quando sceglie il tempo, e che si scopre tardi: a un certo punto devi cantarci sopra.

Sopra i 130 BPM le sillabe cominciano a non entrarci: hai meno di mezzo secondo per movimento, e una frase italiana media ha bisogno di spazio. È il motivo per cui il pop veloce tende a testi con parole corte e ripetute, e per cui il cantautorato sta quasi sempre sotto i 110. Se stai scrivendo un testo denso, il tempo scendi prima di scrivere, non dopo. La questione si intreccia con metrica e sillabe in italiano.

Quando il tempo può cambiare dentro un brano

Si può, e a volte è la soluzione a un pezzo che non decolla. Due modi:

  • Accelerazione impercettibile. Uno o due BPM in più dal secondo ritornello in poi. Non lo senti coscientemente, senti che «sale». È un trucco vecchio quanto le registrazioni, e nell'era del clic fisso si è quasi perso.
  • Il cambio dichiarato. Un rallentamento netto nel ponte, o un raddoppio finale. Va usato una volta sola per brano: due volte e sembra un errore.
Attenzione con il tempo variabile

Se pensi di far suonare qualcuno sopra il tuo brano, o di mandarlo a mixare, un tempo che cambia complica la vita a tutti. Vale la pena solo se il brano lo chiede davvero — e se lo chiede, si sente.

Il rapporto fra tempo e densità

C'è una relazione che spiega la maggior parte delle scelte di tempo, e che quasi nessuno enuncia: il tempo giusto dipende da quante cose succedono per battuta.

Immagina la battuta come uno spazio fisico. A 90 BPM una battuta dura circa 2,7 secondi; a 130 ne dura 1,8. Nello stesso numero di caselle, nel secondo caso hai un terzo di tempo in meno per far accadere le cose.

Se il tuo brano haIl tempo tende a stare
Testo denso, molte sillabeSotto i 110 BPM
Arrangiamento con molti elementiPiù basso di quanto pensi
Poche note, molto spazioPuò salire senza perdere nulla
Suoni con code lunghe (riverberi, pad)Più basso: le code si accavallano
Suoni corti e secchiRegge tempi alti

Ne segue una diagnosi utile: se un brano suona confuso e non capisci perché, prova ad abbassare il tempo di dieci BPM prima di toccare l'equalizzatore. Molto spesso il problema non era il timbro, era che non c'era spazio.

Le due domande da farsi prima di fissare il tempo

  1. Che movimento fa il corpo? Ci si dondola, si cammina, si salta? Ognuno di questi ha una fascia di tempo naturale, e sceglierla prima evita di scoprire a metà lavoro che il brano vuole essere un'altra cosa.
  2. Chi lo canterà ci sta dentro? Prova a dire ad alta voce la frase più densa del testo a quel tempo. Se ti manca il fiato, il tempo è sbagliato — o il verso è troppo lungo.

Il metronomo: usarlo e poi spegnerlo

Registrare a metronomo rende tutto modificabile dopo: puoi tagliare, spostare, aggiungere. Ha però un costo — si suona diversamente quando si insegue un clic, e in generi che vivono di respiro (cantautorato, jazz, molto folk) quel costo è troppo alto.

Un compromesso che funziona: registra il primo strumento a metronomo, poi spegnilo e suona il resto seguendo lui. Ottieni il riferimento senza suonare per il clic per tutta la sessione.

Domande frequenti

Come faccio a sapere i BPM di una canzone senza app?

Batti il piede a tempo, conta quanti battiti fai in quindici secondi e moltiplica per quattro. Se ottieni meno di 60 o più di 180 stai contando al livello sbagliato: raddoppia o dimezza.

Qual è il BPM più usato nella musica pop?

La zona intorno a 120 BPM è la più densamente popolata della musica pop degli ultimi decenni, con una fascia utile che va da 100 a 125. Non è una regola: è dove finiscono le canzoni che vogliono essere insieme camminabili e ballabili.

Cambiare i BPM di un brano già registrato rovina l'audio?

Dipende dal metodo. Su parti MIDI non succede niente. Sull'audio registrato serve un allungamento temporale, e sopra il 10-15 % di scarto gli artefatti si sentono — soprattutto sulla voce. Sotto il 5 % di solito passa inosservato.

Meglio scrivere la trap a 140 o a 70 BPM?

Sono identiche nel risultato. A 140 le suddivisioni del charleston si scrivono più comode; a 70 la griglia è meno affollata e le clip audio più leggibili. Conta solo che tu sappia quale delle due hai scelto quando lo dici a qualcun altro.

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