C'è una ragione per cui questo esercizio si fa in un pomeriggio e non in un mese: il vincolo di tempo toglie di mezzo l'unica cosa che impedisce davvero di finire un brano, cioè la possibilità di tornare indietro a migliorare la prima decisione. In quattro ore non hai tempo per tornare indietro. È il punto.
- Ogni decisione si prende una volta sola. Se hai scelto quel giro, quello resta.
- Non si aggiusta niente finché non c'è tutto.
- A ogni passo c'è un tempo massimo. Scaduto, si va avanti com'è.
Passo 1 — Tempo e tonalità (5 minuti)
Due numeri e via. Se non sai quale scegliere: 100 BPM e La minore. Sono scelte volutamente banali — 100 BPM sta comodo per quasi tutto e La minore, sul pianoforte, sono solo tasti bianchi, il che riduce le occasioni per sbagliare nota. Approfondimento in a quanti BPM va la tua canzone.
Passo 2 — Il giro di accordi (20 minuti)
Quattro accordi, due battute l'uno, otto battute in tutto. In La minore, un giro che funziona sempre: Am – F – C – G. Non è pigrizia: è una delle progressioni più usate della musica popolare degli ultimi settant'anni, e lo è perché la tensione sale e si risolve nel posto giusto. Gli altri giri utili stanno in i giri di accordi più usati.
Suonali col suono più semplice che trovi: un pianoforte, o degli archi tenuti. La scelta del timbro non è un problema di adesso.
Passo 3 — La batteria (25 minuti)
Tre elementi, non uno di più. Su sedici passi:
| Elemento | Su quali passi | A cosa serve |
|---|---|---|
| Cassa | 1 e 9 | Dice dove comincia la battuta |
| Rullante | 5 e 13 | Dice dove si balla |
| Charleston | tutti i dispari (1, 3, 5…) | Tiene il polso |
Questo è il ritmo più diffuso della musica popolare occidentale, e sembrerà scontato perché lo è. Va bene: non stai cercando originalità, stai cercando qualcosa che regga il resto in piedi. La variazione la aggiungerai al passo 7, togliendo — mai aggiungendo.
Passo 4 — Il basso (15 minuti)
La nota fondamentale di ogni accordo, tenuta lunga. Su Am – F – C – G: La, Fa, Do, Sol. Fine.
Il novanta per cento degli errori dei principianti sul basso è suonarne troppo. Un basso che fa una nota per accordo suona professionale; un basso che fa una linea elaborata suona quasi sempre confuso, perché nelle frequenze basse due note vicine si impastano invece di sommarsi.
Passo 5 — La melodia (45 minuti)
Metti in loop quello che hai e canta sopra. Non parole: sillabe, «na na na», qualunque cosa. Registra tutto, anche i tentativi orrendi, anche mentre ridi.
Poi riascolta e cerca quattro secondi che ti piacciono. Non quaranta: quattro. Quelli sono il tuo ritornello. Il resto della melodia si costruisce intorno a quei quattro secondi, e come si fa sta in come si scrive un ritornello.
Perché quando cerchi consapevolmente una melodia trovi quello che già conosci. Le cose nuove escono nei momenti in cui non stai cercando — e sono esattamente i momenti in cui, se non stai registrando, non te ne accorgi. Chi lavora così tiene la registrazione accesa per venti minuti di fila e poi ascolta come se fosse roba di qualcun altro.
Passo 6 — La struttura (30 minuti)
Adesso hai otto battute. Un brano ne ha circa novanta. Il lavoro è copia e incolla, secondo questa forma, che è quella di quasi tutto quello che senti in radio:
Intro 8 · Strofa 16 · Ritornello 16 · Strofa 16 · Ritornello 16 · Ponte 8 · Ritornello 16 · Coda 8
Fa circa tre minuti e mezzo a 100 BPM. Se vuoi capire perché questa forma e non un'altra, c'è la struttura di una canzone.
Passo 7 — Togliere (45 minuti)
Questo è il passo che separa una demo da un brano, ed è controintuitivo perché non si aggiunge niente: si svuota.
- Nell'intro: solo accordi.
- Nella prima strofa: togli il charleston, o togli il basso. Una delle due.
- Nel ritornello: c'è tutto. È l'unico punto dove c'è tutto.
- Nella seconda strofa: rimetti quello che avevi tolto nella prima, ma non tutto.
- Nel ponte: togli la batteria. Completamente.
Il motivo è fisiologico: l'orecchio percepisce l'intensità per contrasto, non in assoluto. Un ritornello non suona grande perché è forte, suona grande perché quello che c'era prima era piccolo. È l'idea centrale di arrangiare senza impastare.
Passo 8 — Esportare (20 minuti)
Sistema i volumi a orecchio, con un criterio solo: la voce si deve capire. Poi esporta in WAV a 44,1 kHz e 24 bit, dai un nome al file, e fermati.
Non masterizzare. Non alzare il volume finale. Non mettere plugin sul canale master perché hai letto che si fa. Il tuo brano è finito nel senso che conta: esiste come file, ha un inizio e una fine, e si può far ascoltare.
I quattro momenti in cui vorrai fermarti
Sono prevedibili, arrivano quasi sempre negli stessi punti, e sapere che arriveranno è metà del lavoro.
| Quando | Cosa pensi | Cosa fare |
|---|---|---|
| Dopo il giro di accordi | «Questo l'ho già sentito mille volte» | Certo. È il punto. Vai avanti. |
| Durante la melodia | «Non esce niente di buono» | Continua a registrare senza ascoltare. Il giudizio viene dopo. |
| Alla struttura | «È noioso, manca qualcosa» | Manca il passo 7, che è togliere. Non aggiungere. |
| Prima di esportare | «Non è pronto» | Non lo sarà mai. Esporta. |
L'ultimo è il più pericoloso, perché è quello che ha l'aria più ragionevole. «Non è pronto» è vero per definizione: nessun brano è mai pronto. Il criterio non è la qualità raggiunta, è l'ora sul cronometro.
Le tre varianti dell'esercizio
Quando avrai fatto il pomeriggio una volta, queste tre varianti ti insegneranno cose diverse:
- Un pomeriggio senza batteria. Il ritmo lo devono fare gli altri strumenti. Costringe a scrivere linee più interessanti, perché non c'è nulla che tenga il tempo al posto tuo.
- Un pomeriggio partendo dalla voce. Prima registri la melodia cantata, senza niente sotto. Poi ci costruisci intorno l'armonia. È più difficile e produce melodie molto meno prevedibili, perché non sono state guidate dagli accordi.
- Un pomeriggio con un solo accordo. Tutta la varietà deve venire dal ritmo e dall'arrangiamento. È l'esercizio che insegna di più sull'arrangiamento in assoluto, ed è anche il più scomodo.
Sono lo stesso principio dei vincoli che sbloccano: togliere una possibilità obbliga a trovare una soluzione che non avresti cercato.
Cosa fare il giorno dopo
Riascoltalo la mattina dopo, in cuffia, senza toccare niente. Segna su un foglio solo i punti in cui ti sei distratto. Quelli sono i problemi veri; tutto il resto è gusto, e il gusto si aggiusta al brano numero dieci, non al numero uno.
Poi rifai tutto da capo con un altro pomeriggio. È l'unico modo: la seconda volta ti prenderà tre ore, la quinta due, e a quel punto avrai smesso di chiederti come si fa una canzone.
Domande frequenti
Davvero si può fare una canzone in quattro ore?
Una canzone completa sì, una canzone buona quasi mai — e non è il punto dell'esercizio. Serve a rompere il ciclo delle bozze mai finite: il valore sta nell'aver percorso tutte le fasi una volta, così la seconda volta sai dove sono le difficoltà.
Quanto deve durare un brano?
Fra i due minuti e mezzo e i tre e mezzo per la maggior parte dei generi contemporanei, con una tendenza all'accorciamento negli ultimi anni. Conta più dove metti il ritornello che quanto dura: se il primo ritornello arriva dopo il minuto, molti ascolti si perdono prima.
Devo scrivere il testo lo stesso giorno?
No, e conviene di no. In questo esercizio la melodia si canta a sillabe. Il testo è un lavoro a parte con tempi suoi — vedi come scrivere una canzone. Molti autori scrivono il testo dopo, adattandolo a una melodia che esiste già.
Che formato uso per esportare?
WAV 44,1 kHz 24 bit per l'archivio e per chiunque debba lavorarci sopra. MP3 a 320 kbps solo per farlo ascoltare. Non partire mai da un MP3 per lavorare: la compressione butta via dati che non tornano più.