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I dodici errori di mix più comuni (e come si riconoscono)

Quasi tutti i mix casalinghi sbagliano le stesse dodici cose. La buona notizia è che sono riconoscibili in trenta secondi di ascolto.

5 min di lettura Pubblicato il a cura della redazione Sintony

Il primo passo per sistemare un mix non è sapere come si usa un plugin: è saper dire cosa non va. Ecco i dodici problemi più frequenti, con il sintomo che li rivela.

1. Troppi bassi (o troppo pochi)

Sintomo: in cuffia suona bene, in macchina rimbomba. Oppure il contrario.

Non è quasi mai colpa tua: è la stanza. In un ambiente non trattato certe frequenze basse sono esaltate e altre cancellate, quindi compensi qualcosa che esiste solo lì. Vedi trattamento acustico.

Rimedio immediato: confronta con brani commerciali dello stesso genere allo stesso volume percepito, e verifica su almeno tre sistemi diversi.

2. La voce sparisce

Sintomo: capisci le parole solo se sai già cosa dicono.

Qualcosa occupa la fascia 1-4 kHz insieme alla voce. Non alzare la voce: togli spazio agli altri. Vedi mixare la voce.

3. Il fango a 300 Hz

Sintomo: il mix suona coperto, come se avesse una coperta sopra, ma non sai cosa togliere.

Ogni strumento ha energia fra 200 e 500 Hz. Sommata su venti tracce diventa una massa. Un taglio largo di 2-3 dB intorno ai 300-400 Hz su più tracce spesso apre tutto.

4. Compressione ovunque

Sintomo: suona forte ma dopo un minuto ti annoi e non sai perché.

È assenza di dinamica. Se tutto è allo stesso livello, non succede più niente. Prova a togliere metà dei compressori: probabilmente non ti mancherà nessuno.

5. Riverbero su tutto

Sintomo: il mix è «nebbioso», e le cose sembrano lontane senza essere grandi.

Se tutto ha lo stesso riverbero non c'è profondità. Vedi riverbero e delay.

6. Tutto al centro

Sintomo: il mix è stretto, sembra provenire da un punto.

Al centro devono stare cassa, basso, rullante e voce. Tutto il resto ha il diritto di occupare lo spazio laterale. Due chitarre identiche una a sinistra e una a destra sono uno dei modi più economici di allargare un mix — purché siano due prese diverse, non la stessa duplicata.

7. Livelli decisi guardando

Sintomo: tutti gli indicatori sono ordinati e il mix non funziona.

I numeri non dicono cosa suona bene. Un modo per liberarsene: fai il primo bilanciamento con lo schermo spento o guardando altrove.

8. Mixare troppo forte

Sintomo: a volume alto è perfetto, a volume basso è irriconoscibile.

La sensibilità dell'orecchio alle diverse frequenze cambia con il volume: a volume alto senti più bassi e più acuti, quindi ne metti meno del necessario. Mixa a volume moderato — quello a cui potresti parlare con qualcuno — e alza solo per controlli brevi.

9. Non fare pause

Sintomo: dopo due ore ogni modifica sembra un miglioramento, e il giorno dopo il mix è peggiorato.

L'affaticamento uditivo è reale e arriva prima di quanto si creda. Dieci minuti di pausa ogni quaranta rendono più di qualunque plugin.

10. Aggiungere invece di togliere

Sintomo: ogni traccia ha cinque plugin e il mix è peggiorato traccia dopo traccia.

Prova questo: parti da zero, tutti i fader giù, e alza le tracce una alla volta senza mettere nessun effetto finché il bilanciamento non funziona. Spesso ti accorgi che metà dei problemi erano di volume.

11. Non confrontare

Sintomo: non sai se il tuo mix è buono.

Prendi due o tre brani commerciali dello stesso genere, importali nel progetto, allinea il volume percepito e passa avanti e indietro. È il singolo strumento più utile di tutto il mixaggio, ed è gratuito.

12. Curare in mix un problema di arrangiamento

Sintomo: passi ore su una traccia e non migliora mai.

Se due strumenti si contendono lo stesso spazio, nessun equalizzatore risolve quello che risolve spostarne uno di un'ottava o farlo tacere. Vedi arrangiare senza impastare.

I brani di riferimento: come si usano davvero

«Confronta con brani commerciali» è un consiglio che si legge ovunque e che quasi nessuno spiega come eseguire. Fatto male non serve a niente; fatto bene è lo strumento più potente che hai.

  1. Scegli due o tre brani, non venti Dello stesso genere, con la stessa strumentazione, che ti piacciono come suono — non come canzone.
  2. Importali nel progetto Non ascoltarli da un'altra applicazione: il livello e il percorso audio sarebbero diversi.
  3. Allinea il volume percepito Il passaggio che quasi tutti saltano, e senza il quale il confronto non dice niente. Abbassa il riferimento finché non suona altrettanto forte del tuo, non finché i numeri coincidono.
  4. Passa avanti e indietro velocemente Ogni pochi secondi. Le differenze si sentono nel passaggio, non nell'ascolto prolungato.
  5. Annota, non correggere Fai un elenco di tre differenze. Poi spegni il riferimento e lavora su quelle.
Il rischio del riferimento

Un brano commerciale è stato mixato e masterizzato da professionisti, in studi trattati, spesso con esecuzioni migliori delle tue. Il confronto serve a individuare differenze specifiche — «i miei acuti sono più aggressivi», «il mio basso è più corto» — non a misurare quanto sei lontano in generale. Usato nel secondo modo, demoralizza e non insegna niente.

Cosa guardare, in ordine

ConfrontoDomanda
Basse frequenzeIl mio basso è più lungo o più corto? Più o meno presente?
VoceLa mia è più avanti o più indietro? Più chiara o più opaca?
AcutiI miei sono più aggressivi? Più opachi?
LarghezzaIl mio è più stretto? Cosa hanno messo ai lati che io ho al centro?
DinamicaIl loro ritornello sale più del mio?

Il protocollo di controllo, in dieci minuti

  1. A volume molto basso Devono restare riconoscibili: voce, cassa, rullante. Se sparisce la voce, hai il problema numero 2.
  2. In mono Somma i due canali. Se qualcosa sparisce o si indebolisce, hai un problema di fase — tipicamente su chitarre doppiate o batteria multimicrofonata.
  3. In cuffia e su una cassa piccola Due sistemi con difetti opposti: quello che sopravvive a entrambi è vero.
  4. Dalla stanza accanto Con la porta socchiusa. Senti solo il bilanciamento generale, senza dettagli. È sorprendentemente informativo.
  5. Il giorno dopo Il controllo più severo. Non toccare niente per ventiquattr'ore, poi riascolta e annota solo i punti in cui ti distrai.
Il criterio finale

Un mix è finito quando le modifiche che fai sono diverse ma non migliori. Da quel momento in poi stai solo consumando la tua capacità di giudizio. Esporta e passa al brano successivo: il mix successivo migliorerà più di quanto migliorerebbe questo.

Domande frequenti

Perché il mio mix suona bene in cuffia e male in macchina?

Quasi sempre per le basse frequenze: cuffie e ambienti diversi le restituiscono in modo molto diverso, e in una stanza non trattata compensi risonanze che esistono solo lì. Il rimedio è verificare su almeno tre sistemi e confrontare sempre con brani commerciali dello stesso genere.

A che volume si mixa?

A volume moderato, quello a cui potresti sostenere una conversazione. La sensibilità dell'orecchio alle diverse frequenze cambia con il volume: mixando forte si mettono meno bassi e meno acuti del necessario. Alza solo per controlli brevi.

Come capisco se il mio mix è finito?

Quando le modifiche che fai producono risultati diversi ma non migliori. Da lì in poi stai consumando capacità di giudizio invece di migliorare. Esportare e passare al brano successivo fa progredire di più che continuare.

Perché il mix cambia se lo ascolto in mono?

Perché sommando i canali, i contenuti fuori fase si cancellano. Se qualcosa si indebolisce o sparisce in mono, hai un problema di fase — tipico di chitarre doppiate o di batterie riprese con più microfoni. È importante perché molti sistemi di ascolto riproducono di fatto in mono.

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