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Il compressore spiegato bene: cosa fa e perché

Il compressore abbassa quello che è troppo forte. Tutto il resto — attacco, rilascio, il fatto che «dia energia» — discende da lì.

5 min di lettura Pubblicato il a cura della redazione Sintony

Il compressore fa una cosa sola: quando il segnale supera una certa soglia, lo abbassa. Nient'altro. Tutto quello che sembra magico — il fatto che la voce diventi «presente», che la batteria «respiri», che il mix «si incolli» — è una conseguenza di questa singola operazione fatta con tempi diversi.

I quattro parametri

Soglia (threshold)

Il livello oltre il quale il compressore comincia a lavorare. Sopra la soglia interviene, sotto no. Abbassandola comprimi di più.

Rapporto (ratio)

Di quanto abbassa. Con 4:1, ogni 4 dB che il segnale supera la soglia, in uscita ne escono 1. Con 2:1 è gentile, con 10:1 o più diventa una limitazione.

Attacco (attack)

Quanto tempo impiega a reagire dopo che il segnale ha superato la soglia. È il parametro più importante e meno capito.

  • Attacco veloce (1-5 ms): prende anche l'attacco del suono. Il risultato è più uniforme e più «schiacciato»: perde il colpo.
  • Attacco lento (20-50 ms): lascia passare l'attacco e comprime solo la coda. Il risultato è più percussivo, non meno.
Il fatto controintuitivo

Un compressore con attacco lento fa suonare la batteria più aggressiva, non meno. Perché lascia intatto il colpo iniziale e abbassa tutto quello che viene dopo: il rapporto fra attacco e coda aumenta. È il motivo per cui «comprimere per dare energia» non è una contraddizione.

Rilascio (release)

Quanto tempo impiega a smettere di comprimere. Troppo veloce e senti il volume che «pompa»; troppo lento e il compressore resta abbassato durante il passaggio successivo, che quindi risulta smorzato.

Regola di partenza: il rilascio dovrebbe essere finito prima dell'evento successivo. Su un brano a 120 BPM, con una cassa ogni mezzo secondo, un rilascio di 100-200 ms è sensato.

Impostazioni di partenza

TracciaRapportoAttaccoRilascioRiduzione
Voce cantata3:1 – 4:110-30 ms50-150 ms3-6 dB
Voce rap4:1 – 6:15-15 ms30-80 ms4-8 dB
Cassa4:110-20 ms50-100 ms2-4 dB
Rullante4:110-30 ms100-200 ms3-5 dB
Basso4:1 – 6:110-30 ms100 ms4-6 dB
Bus batteria2:1 – 4:120-30 msa tempo2-4 dB

Sono punti di partenza, non verità. Il criterio finale è sempre l'orecchio, e va confrontato a volume allineato — perché la compressione alza il volume medio, e qualunque cosa più forte sembra migliore.

Come si imposta, in pratica

  1. Metti un rapporto medio 4:1 va bene per iniziare.
  2. Abbassa la soglia finché non vedi 3-6 dB di riduzione Guarda l'indicatore sui picchi, non sulla media.
  3. Regola l'attacco a orecchio Più veloce se vuoi controllo, più lento se vuoi che il colpo resti.
  4. Regola il rilascio a tempo Deve tornare su prima del colpo successivo.
  5. Compensa il volume in uscita Alza l'uscita di quanto hai ridotto, così il confronto acceso/spento è onesto.
  6. Ora ascolta con acceso e spento Se acceso non è meglio, spegnilo. Non è obbligatorio comprimere.

La compressione laterale

Un compressore su una traccia, pilotato da un'altra. I due usi che valgono davvero:

  • Basso pilotato dalla cassa. Ogni volta che la cassa colpisce, il basso si abbassa di un paio di decibel. Risolve il conflitto nella zona bassa senza equalizzare niente, ed è la soluzione standard in quasi tutta la musica moderna.
  • Tutto pilotato dalla voce. Un decibel o due di abbassamento sugli strumenti quando la voce canta. Impercettibile, e la voce sta davanti senza essere più forte.

Nella musica da ballo lo stesso strumento si usa in modo dichiarato e vistoso — l'effetto «pompa» in cui tutto respira a tempo con la cassa — ed è una scelta estetica, non un artefatto.

Quando non comprimere

  • Quando la traccia ha già una dinamica adeguata. Comprimere per abitudine è la causa più comune di mix stanchi.
  • Sulle tracce che devono restare arie: pad, riverberi, code.
  • Su un master che poi andrà a mastering: togli tutto e lascia il margine.
  • Quando il problema è che una parola è troppo forte: quello si risolve a mano in dieci secondi, e suona meglio.
Il criterio finale

Se togliendo il compressore il pezzo suona peggio, tienilo. Se suona diverso ma non peggio, toglilo. Una catena piena di plugin che non fanno niente di necessario è il modo più efficiente di stancare un mix.

Come si sente che c'è un compressore

Imparare a riconoscere i sintomi è più utile che imparare i parametri, perché ti dice cosa correggere.

SintomoCausaCorrezione
Il suono «pompa»: il volume respira a scattiRilascio troppo veloceAllunga il rilascio
La batteria ha perso il colpoAttacco troppo veloceRallenta l'attacco
Dopo un colpo forte il resto sparisceRilascio troppo lentoAccorcia il rilascio
Le esse sono diventate aggressiveLa compressione le ha alzateDe-esser dopo il compressore
Il rumore di fondo va e vieneTroppa riduzione su materiale rumorosoMeno compressione, o pulisci prima
Tutto suona uguale e stancaTroppa compressione ovunqueTogline metà

Il rilascio a tempo

Un accorgimento poco raccontato che migliora sensibilmente la compressione su elementi ritmici: impostare il rilascio in modo che finisca poco prima del colpo successivo.

Il conto è semplice. A 120 BPM un movimento dura 500 millisecondi, un ottavo 250, un sedicesimo 125. Se la cassa cade su ogni movimento, un rilascio intorno ai 350-400 ms fa sì che il compressore sia tornato completamente su quando arriva il colpo dopo — e il risultato è che la compressione «respira» a tempo con la musica invece di combatterla.

La tabella dei tempi, a 120 BPM

Movimento: 500 ms · Ottavo: 250 ms · Sedicesimo: 125 ms · Battuta intera: 2000 ms

Per un altro tempo: 60.000 diviso i BPM dà la durata di un movimento in millisecondi. A 90 BPM sono 667 ms, a 140 sono 429.

Il compressore sul gruppo

Una tecnica che «incolla» un mix e che si usa in quasi tutte le produzioni: un compressore leggero non su una traccia, ma su un gruppo di tracce — tutta la batteria insieme, o tutte le chitarre.

Impostazioni tipiche: rapporto basso (2:1), riduzione minima (1-3 dB), attacco medio-lento. L'effetto non è controllare la dinamica: è far reagire tutti gli elementi del gruppo agli stessi eventi, il che li fa percepire come un'unica cosa suonata insieme invece che come tracce separate messe vicine.

Compressore e limitatore

Un limitatore è un compressore con rapporto altissimo e attacco praticamente istantaneo: non lascia passare nulla sopra la soglia. Serve a mettere un tetto, non a modellare la dinamica.

Nell'uso pratico: il compressore lavora dentro il brano, il limitatore sta alla fine per garantire che il livello non superi un certo valore. È il ruolo che ha in mastering e loudness.

Domande frequenti

A cosa serve il compressore in musica?

A ridurre la differenza fra i momenti più forti e quelli più deboli di una traccia. La conseguenza è che si può alzare il volume complessivo senza che i picchi distorcano, e che la traccia resta udibile con continuità invece di sparire nei passaggi piano.

Attacco veloce o lento sul compressore?

Veloce se vuoi controllo e uniformità, lento se vuoi che il colpo iniziale del suono resti intatto. Su batteria e percussioni un attacco lento rende il suono più percussivo, non meno: lascia passare l'attacco e abbassa la coda.

Quanto devo comprimere?

Una riduzione di 3-6 dB sui picchi è un buon punto di partenza per la maggior parte delle tracce. Il criterio decisivo è il confronto acceso/spento a volume compensato: se acceso non suona meglio, non serve.

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