Il compressore fa una cosa sola: quando il segnale supera una certa soglia, lo abbassa. Nient'altro. Tutto quello che sembra magico — il fatto che la voce diventi «presente», che la batteria «respiri», che il mix «si incolli» — è una conseguenza di questa singola operazione fatta con tempi diversi.
I quattro parametri
Soglia (threshold)
Il livello oltre il quale il compressore comincia a lavorare. Sopra la soglia interviene, sotto no. Abbassandola comprimi di più.
Rapporto (ratio)
Di quanto abbassa. Con 4:1, ogni 4 dB che il segnale supera la soglia, in uscita ne escono 1. Con 2:1 è gentile, con 10:1 o più diventa una limitazione.
Attacco (attack)
Quanto tempo impiega a reagire dopo che il segnale ha superato la soglia. È il parametro più importante e meno capito.
- Attacco veloce (1-5 ms): prende anche l'attacco del suono. Il risultato è più uniforme e più «schiacciato»: perde il colpo.
- Attacco lento (20-50 ms): lascia passare l'attacco e comprime solo la coda. Il risultato è più percussivo, non meno.
Un compressore con attacco lento fa suonare la batteria più aggressiva, non meno. Perché lascia intatto il colpo iniziale e abbassa tutto quello che viene dopo: il rapporto fra attacco e coda aumenta. È il motivo per cui «comprimere per dare energia» non è una contraddizione.
Rilascio (release)
Quanto tempo impiega a smettere di comprimere. Troppo veloce e senti il volume che «pompa»; troppo lento e il compressore resta abbassato durante il passaggio successivo, che quindi risulta smorzato.
Regola di partenza: il rilascio dovrebbe essere finito prima dell'evento successivo. Su un brano a 120 BPM, con una cassa ogni mezzo secondo, un rilascio di 100-200 ms è sensato.
Impostazioni di partenza
| Traccia | Rapporto | Attacco | Rilascio | Riduzione |
|---|---|---|---|---|
| Voce cantata | 3:1 – 4:1 | 10-30 ms | 50-150 ms | 3-6 dB |
| Voce rap | 4:1 – 6:1 | 5-15 ms | 30-80 ms | 4-8 dB |
| Cassa | 4:1 | 10-20 ms | 50-100 ms | 2-4 dB |
| Rullante | 4:1 | 10-30 ms | 100-200 ms | 3-5 dB |
| Basso | 4:1 – 6:1 | 10-30 ms | 100 ms | 4-6 dB |
| Bus batteria | 2:1 – 4:1 | 20-30 ms | a tempo | 2-4 dB |
Sono punti di partenza, non verità. Il criterio finale è sempre l'orecchio, e va confrontato a volume allineato — perché la compressione alza il volume medio, e qualunque cosa più forte sembra migliore.
Come si imposta, in pratica
- Metti un rapporto medio 4:1 va bene per iniziare.
- Abbassa la soglia finché non vedi 3-6 dB di riduzione Guarda l'indicatore sui picchi, non sulla media.
- Regola l'attacco a orecchio Più veloce se vuoi controllo, più lento se vuoi che il colpo resti.
- Regola il rilascio a tempo Deve tornare su prima del colpo successivo.
- Compensa il volume in uscita Alza l'uscita di quanto hai ridotto, così il confronto acceso/spento è onesto.
- Ora ascolta con acceso e spento Se acceso non è meglio, spegnilo. Non è obbligatorio comprimere.
La compressione laterale
Un compressore su una traccia, pilotato da un'altra. I due usi che valgono davvero:
- Basso pilotato dalla cassa. Ogni volta che la cassa colpisce, il basso si abbassa di un paio di decibel. Risolve il conflitto nella zona bassa senza equalizzare niente, ed è la soluzione standard in quasi tutta la musica moderna.
- Tutto pilotato dalla voce. Un decibel o due di abbassamento sugli strumenti quando la voce canta. Impercettibile, e la voce sta davanti senza essere più forte.
Nella musica da ballo lo stesso strumento si usa in modo dichiarato e vistoso — l'effetto «pompa» in cui tutto respira a tempo con la cassa — ed è una scelta estetica, non un artefatto.
Quando non comprimere
- Quando la traccia ha già una dinamica adeguata. Comprimere per abitudine è la causa più comune di mix stanchi.
- Sulle tracce che devono restare arie: pad, riverberi, code.
- Su un master che poi andrà a mastering: togli tutto e lascia il margine.
- Quando il problema è che una parola è troppo forte: quello si risolve a mano in dieci secondi, e suona meglio.
Se togliendo il compressore il pezzo suona peggio, tienilo. Se suona diverso ma non peggio, toglilo. Una catena piena di plugin che non fanno niente di necessario è il modo più efficiente di stancare un mix.
Come si sente che c'è un compressore
Imparare a riconoscere i sintomi è più utile che imparare i parametri, perché ti dice cosa correggere.
| Sintomo | Causa | Correzione |
|---|---|---|
| Il suono «pompa»: il volume respira a scatti | Rilascio troppo veloce | Allunga il rilascio |
| La batteria ha perso il colpo | Attacco troppo veloce | Rallenta l'attacco |
| Dopo un colpo forte il resto sparisce | Rilascio troppo lento | Accorcia il rilascio |
| Le esse sono diventate aggressive | La compressione le ha alzate | De-esser dopo il compressore |
| Il rumore di fondo va e viene | Troppa riduzione su materiale rumoroso | Meno compressione, o pulisci prima |
| Tutto suona uguale e stanca | Troppa compressione ovunque | Togline metà |
Il rilascio a tempo
Un accorgimento poco raccontato che migliora sensibilmente la compressione su elementi ritmici: impostare il rilascio in modo che finisca poco prima del colpo successivo.
Il conto è semplice. A 120 BPM un movimento dura 500 millisecondi, un ottavo 250, un sedicesimo 125. Se la cassa cade su ogni movimento, un rilascio intorno ai 350-400 ms fa sì che il compressore sia tornato completamente su quando arriva il colpo dopo — e il risultato è che la compressione «respira» a tempo con la musica invece di combatterla.
Movimento: 500 ms · Ottavo: 250 ms · Sedicesimo: 125 ms · Battuta intera: 2000 ms
Per un altro tempo: 60.000 diviso i BPM dà la durata di un movimento in millisecondi. A 90 BPM sono 667 ms, a 140 sono 429.
Il compressore sul gruppo
Una tecnica che «incolla» un mix e che si usa in quasi tutte le produzioni: un compressore leggero non su una traccia, ma su un gruppo di tracce — tutta la batteria insieme, o tutte le chitarre.
Impostazioni tipiche: rapporto basso (2:1), riduzione minima (1-3 dB), attacco medio-lento. L'effetto non è controllare la dinamica: è far reagire tutti gli elementi del gruppo agli stessi eventi, il che li fa percepire come un'unica cosa suonata insieme invece che come tracce separate messe vicine.
Compressore e limitatore
Un limitatore è un compressore con rapporto altissimo e attacco praticamente istantaneo: non lascia passare nulla sopra la soglia. Serve a mettere un tetto, non a modellare la dinamica.
Nell'uso pratico: il compressore lavora dentro il brano, il limitatore sta alla fine per garantire che il livello non superi un certo valore. È il ruolo che ha in mastering e loudness.
Domande frequenti
A cosa serve il compressore in musica?
A ridurre la differenza fra i momenti più forti e quelli più deboli di una traccia. La conseguenza è che si può alzare il volume complessivo senza che i picchi distorcano, e che la traccia resta udibile con continuità invece di sparire nei passaggi piano.
Attacco veloce o lento sul compressore?
Veloce se vuoi controllo e uniformità, lento se vuoi che il colpo iniziale del suono resti intatto. Su batteria e percussioni un attacco lento rende il suono più percussivo, non meno: lascia passare l'attacco e abbassa la coda.
Quanto devo comprimere?
Una riduzione di 3-6 dB sui picchi è un buon punto di partenza per la maggior parte delle tracce. Il criterio decisivo è il confronto acceso/spento a volume compensato: se acceso non suona meglio, non serve.