Il giorno in cui carichi un brano su un distributore ti viene chiesto di dichiarare che hai i diritti su tutto quello che c'è dentro. Non è una formalità: le piattaforme fanno confronti automatici, e un campione riconosciuto può bloccare la pubblicazione, dirottare gli incassi o far togliere il brano mesi dopo l'uscita.
Vale quindi la pena passare dieci minuti a capire quattro sigle, una volta sola, invece di scoprire il problema quando è tardi.
Le quattro parole che devi saper distinguere
| Dicitura | Cosa vuol dire davvero | Posso pubblicarci sopra? |
|---|---|---|
| CC0 / Pubblico dominio | L'autore rinuncia a ogni diritto. Puoi fare qualunque cosa. | Sì, senza condizioni |
| CC BY | Puoi usarlo, anche commercialmente, ma devi citare l'autore come specificato. | Sì, con attribuzione |
| CC BY-NC | Non commerciale. Niente pubblicazione su piattaforme che monetizzano. | No |
| Royalty free | Non è una licenza: è una formula commerciale. Vuol dire che paghi una volta e non paghi royalty dopo. Le condizioni le detta il singolo contratto. | Dipende — leggi |
«Royalty free» non vuol dire gratis, e «gratis» non vuol dire libero. Sono due assi indipendenti. Esistono suoni gratuiti che non puoi usare commercialmente, e suoni a pagamento che puoi usare ovunque. La domanda giusta non è mai «quanto costa»: è «cosa mi permette di fare».
Le fonti che vale la pena conoscere
Freesound
Il più grande archivio collaborativo di registrazioni sonore. Centinaia di migliaia di file, dai campi sonori ai colpi singoli. La cosa importante: le licenze sono diverse file per file. C'è un filtro per licenza, e va usato sempre — filtra su CC0 se non vuoi pensarci più.
Openverse
Il motore di ricerca della Wikimedia Foundation per contenuti a licenza aperta, audio compreso. Non richiede chiave né registrazione, ed è comodo perché la licenza è dichiarata in modo leggibile su ogni risultato. Due avvertenze pratiche: la ricerca è in AND (aggiungere parole restringe, non allarga) e ha un tetto di richieste giornaliere per indirizzo di rete.
Gli archivi di pubblico dominio
Registrazioni storiche il cui diritto è scaduto. In Italia il diritto d'autore dura settant'anni dalla morte dell'autore, e i diritti connessi sulla registrazione durano settant'anni dalla pubblicazione. Attenzione: sono due termini distinti, e un'incisione recente di un brano di Vivaldi è protetta anche se la musica non lo è più.
Le librerie incluse nelle app
I suoni che trovi dentro un programma musicale sono di solito coperti da una licenza che ti autorizza a usarli nelle tue produzioni. È scritto nelle condizioni d'uso e vale la pena leggerlo una volta: quasi sempre puoi usare i suoni nei tuoi brani, ma non rivenderli come libreria.
Le tre trappole vere
1. I pacchetti «gratis» ripubblicati
Su molti siti di raccolta trovi pacchetti caricati da terzi che ripubblicano materiale altrui. La licenza dichiarata dal sito non ha valore se chi ha caricato non aveva diritto di darla. Regola: risali sempre alla fonte originale. Se non esiste una fonte originale identificabile, non usarlo.
2. I campioni presi da brani esistenti
Prendere due secondi da un disco e infilarli nel tuo è campionamento, e richiede due autorizzazioni distinte: quella di chi possiede la registrazione (di solito l'etichetta) e quella di chi possiede la composizione (autore ed editore). Non esiste una durata «sicura» sotto la quale è consentito: la leggenda dei tre secondi non ha fondamento nel diritto italiano né in quello europeo.
3. Le voci
Un campione vocale porta con sé anche i diritti della persona che ha cantato. È il tipo di campione che i sistemi di riconoscimento automatico individuano più facilmente, ed è il modo più comune per cui un brano indipendente viene bloccato.
Come tenere l'ordine, per te che pubblicherai
Un'abitudine da cinque secondi che ti salva mesi dopo: tieni un file di testo per ogni progetto con una riga per ogni suono non tuo — cosa è, da dove viene, che licenza ha, e se richiede attribuzione, il testo esatto da mettere.
kick_01.wav — Freesound, utente xyz, CC0, nessuna attribuzione
vinile.wav — Freesound, utente abc, CC BY 4.0 → citare: "Vinyl crackle by abc"
archi.wav — libreria inclusa nell'app, uso consentito in produzioni
Quando il distributore ti chiederà se hai i diritti, avrai la risposta in dieci secondi invece di ricostruirla a memoria da un progetto di otto mesi fa.
Cosa succede in concreto se sbagli
Vale la pena sapere come si manifesta il problema, perché non arriva mai come una lettera di un avvocato.
| Momento | Cosa succede |
|---|---|
| Al caricamento | Il distributore rifiuta la pubblicazione. È il caso migliore: te ne accorgi prima. |
| Dopo l'uscita | Un sistema di riconoscimento identifica il campione. Gli incassi vengono dirottati al titolare. |
| Su piattaforme video | Il video viene bloccato in alcuni paesi, o monetizzato da qualcun altro. |
| Su segnalazione | Il brano viene rimosso, anche mesi dopo. Con lui se ne vanno gli ascolti accumulati. |
| Nei casi seri | Richiesta di risarcimento dal titolare dei diritti. |
La cosa che rende questi eventi particolarmente fastidiosi è il ritardo: arrivano quando il brano ha cominciato a funzionare, cioè nel momento peggiore possibile.
Le domande da farsi davanti a un file
Cinque secondi, prima di trascinare un suono in un progetto:
- So chi l'ha fatto? Se non c'è un autore identificabile, il file non ha una licenza verificabile.
- Ho letto la licenza, non il titolo della pagina? «Free download» non è una licenza.
- Richiede attribuzione? Se sì, il testo esatto va copiato adesso, non ricostruito fra sei mesi.
- Consente l'uso commerciale? Perché pubblicare su una piattaforma che monetizza è uso commerciale, anche se tu non guadagni nulla.
- È un pezzo di una registrazione esistente? Se sì, servono due autorizzazioni e non basta nessuna licenza generica.
La strada che toglie il problema alla radice
Registrare i suoni da te. Non è romanticismo: una cassa può nascere da un colpo su una scatola di cartone, un rullante da un mazzo di chiavi, un tappeto da un registratore acceso in strada. Sono i suoni che nessun altro ha, sono tuoi al cento per cento, e il tempo che ci metti è meno di quello che passeresti a cercare il campione perfetto in una libreria da novemila file.
È l'approccio con cui sono costruiti gli strumenti dello Studio di Sintony: registrazioni in pubblico dominio e sintesi, nota per nota, così che quello che esce sia usabile senza domande.
Domande frequenti
Posso usare campioni gratis in un brano che pubblico su Spotify?
Sì, se la licenza consente l'uso commerciale: CC0 e CC BY sì (la seconda con attribuzione), CC BY-NC no. I suoni inclusi nelle app musicali di solito sì. Conserva sempre la prova di dove hai preso ogni cosa.
Quanti secondi di una canzone posso campionare senza permesso?
Zero. La regola dei tre o cinque secondi è una leggenda diffusa e priva di fondamento giuridico: campionare richiede l'autorizzazione sia di chi detiene i diritti sulla registrazione sia di chi li detiene sulla composizione, indipendentemente dalla durata.
Che differenza c'è fra royalty free e Creative Commons?
Creative Commons è una famiglia di licenze standard e leggibili, uguali per tutti. «Royalty free» descrive solo un modello di pagamento — una volta, senza compensi successivi — e le condizioni effettive dipendono dal singolo contratto. Con una CC sai subito cosa puoi fare; con un royalty free devi leggere.
Cosa succede se pubblico un brano con un campione non autorizzato?
Nell'ipotesi migliore la piattaforma blocca la pubblicazione. Più spesso il brano esce e viene individuato dopo dai sistemi di riconoscimento: gli incassi vengono dirottati al titolare, oppure il brano viene rimosso. Nei casi seri arriva una richiesta di risarcimento.