Su Spotify non si carica niente. Spotify riceve la musica dai distributori digitali, che sono aziende accreditate a consegnare cataloghi alle piattaforme. Tu paghi (o dividi) con un distributore, e lui manda il tuo brano a Spotify, Apple Music, YouTube Music, Amazon, Deezer, TikTok e a decine di altri servizi contemporaneamente.
I due diritti che nessuno distingue, e che vanno distinti
Questa è la parte che confonde di più, e sbagliarla costa soldi veri per anni.
| Diritti sulla registrazione | Diritti sulla composizione | |
|---|---|---|
| Riguardano | Quella specifica incisione | Musica e testo, indipendentemente da chi li esegue |
| Di chi sono | Di chi ha prodotto la registrazione | Di autore e compositore (e dell'editore, se c'è) |
| Chi li raccoglie | Il distributore | Una società di collecting |
| Come si attivano | Caricando il brano | Iscrivendosi e depositando l'opera |
Pubblicare tramite un distributore attiva solo i diritti sulla registrazione. I diritti d'autore sulla composizione restano lì, non raccolti, finché non ti iscrivi a una società di collecting e depositi l'opera. È un percorso separato, e va fatto — vedi SIAE o Soundreef.
Cosa preparare prima
- Il file audio WAV, 44,1 kHz, 16 o 24 bit. Non MP3: alcuni distributori lo accettano, ma parti da una qualità già degradata.
- La copertina Quadrata, almeno 3000×3000 pixel, senza scritte promozionali («nuovo singolo», «disponibile ora»), senza loghi di piattaforme, senza siti web. Vengono rifiutate. Vedi copertina e metadati.
- I metadati Titolo, nome d'arte, autori con i rispettivi ruoli, genere, lingua, anno, ISRC.
- Il testo Non obbligatorio ma sempre più rilevante per essere trovati.
L'ISRC e l'UPC
- ISRC — il codice che identifica univocamente quella registrazione. Serve per contare gli ascolti e attribuire i compensi. Lo assegna il distributore, gratuitamente.
- UPC — il codice che identifica la pubblicazione (singolo, EP, album). Anche questo lo dà il distributore.
Regola importante: un ISRC per registrazione, e non cambiarlo mai. Se ripubblichi lo stesso brano con un ISRC nuovo, gli ascolti ripartono da zero e la cronologia si spezza.
La data di uscita: tre o quattro settimane, non due giorni
Tecnicamente un brano può uscire in pochi giorni. Nella pratica conviene fissare la data ad almeno tre-quattro settimane, per una ragione precisa: è la finestra in cui il brano può essere considerato per le playlist editoriali, e quella candidatura si fa prima dell'uscita, dalla piattaforma per artisti.
Chi pubblica con due giorni di anticipo rinuncia a quella possibilità senza saperlo. Ne parliamo in come si entra nelle playlist.
Cosa fare subito dopo la pubblicazione
- Reclama il profilo artista Su Spotify e su Apple Music esistono strumenti gratuiti per artisti. Danno accesso a foto, biografia, statistiche e candidature alle playlist.
- Controlla che il brano sia attribuito a te Se hai un nome d'arte simile a qualcun altro, capita che finisca sul profilo sbagliato. Si corregge, ma prima ci si deve accorgere.
- Verifica i metadati Nome scritto giusto, autori corretti, testo presente.
- Deposita l'opera Se non l'hai già fatto.
Quanto costa
Due modelli, entrambi legittimi:
- Canone annuale — paghi una cifra fissa e tieni il cento per cento degli incassi. Conviene se il brano genera più del canone.
- Gratis con trattenuta — non paghi nulla e il distributore trattiene una percentuale (spesso intorno al 10-20 %). Conviene se non sai quanto genererà, cioè quasi sempre all'inizio.
Il confronto va fatto sul totale, non sul prezzo di listino: alcuni servizi «gratuiti» hanno costi nascosti sui ritiri o sulle uscite dal catalogo. Vedi come si sceglie un distributore.
Il conto realistico
Vale la pena saperlo prima, per non rimanerci male: le piattaforme pagano frazioni di centesimo per riproduzione, con valori che variano per paese, tipo di abbonamento e periodo. Nel 2026 le stime più diffuse per Spotify oscillano fra 0,003 e 0,005 dollari per ascolto, e da aprile 2024 esiste una soglia minima: sotto i mille ascolti in dodici mesi un brano non genera compensi da registrazione.
Tradotto: la pubblicazione non è un modo per guadagnare all'inizio. È un modo per esistere — perché un brano non pubblicato non può essere trovato da nessuno. I numeri per esteso stanno in quanto si guadagna davvero con lo streaming.
Il calendario di un'uscita
Le date contano più di quanto sembri, e quasi tutte le occasioni si perdono per essere arrivati tardi. Un calendario realistico, contando all'indietro dal giorno di uscita:
| Quando | Cosa |
|---|---|
| -6 settimane | Master finito, copertina pronta, metadati scritti |
| -4 settimane | Caricamento sul distributore con data fissata |
| -3 settimane | Candidatura alle playlist editoriali dalla piattaforma per artisti |
| -2 settimane | Si comincia a dirlo alle persone, una per una |
| -1 settimana | Verifica che il brano sia sul profilo giusto e che i dati siano corretti |
| Giorno 0 | Uscita. Si chiedono salvataggi, non ascolti. |
| +1 settimana | Si guarda cosa è successo, senza panico: i dati dei primi giorni sono rumorosi |
La riga che fa la differenza è quella a meno tre settimane. Vedi come si entra nelle playlist: è gratis, ed è l'unica candidatura ufficiale che esista.
Cosa non serve, e viene venduto
- Pacchetti promozionali «garantiti». Nessuno può garantire posizionamenti o ascolti. Chi lo promette sta vendendo traffico artificiale o niente.
- Comunicati stampa a pioggia. Un comunicato mandato a duecento indirizzi generici produce zero risposte. Cinque messaggi personali a persone che si occupano davvero di quel genere ne producono qualcuna.
- Verifiche a pagamento. I profili artista sulle piattaforme principali si reclamano gratuitamente.
- Codici ISRC comprati. Li fornisce il distributore senza costi aggiuntivi.
Gli errori da non fare
- Pubblicare con campioni non autorizzati. I sistemi di riconoscimento li trovano, e il brano viene bloccato o gli incassi dirottati. Vedi campioni e licenze.
- Scegliere un nome d'arte già usato. Controlla prima su una piattaforma: cambiarlo dopo significa perdere tutto.
- Comprare ascolti. Le piattaforme li rilevano, e le sanzioni vanno dalla cancellazione dei compensi alla rimozione del brano.
- Non tenere i file. Conserva il master, il progetto e le tracce separate. Fra tre anni ti serviranno.
Domande frequenti
Quanto costa pubblicare una canzone su Spotify?
Dipende dal distributore: alcuni chiedono un canone annuale e ti lasciano il cento per cento degli incassi, altri sono gratuiti e trattengono una percentuale, di solito fra il 10 e il 20 per cento. Non si può caricare direttamente su Spotify: serve sempre un intermediario accreditato.
Quanto tempo ci vuole perché il brano esca?
Tecnicamente pochi giorni, ma conviene fissare la data ad almeno tre o quattro settimane: è la finestra necessaria per candidare il brano alle playlist editoriali, cosa che si fa prima dell'uscita e non dopo.
Devo iscrivermi alla SIAE per pubblicare su Spotify?
No, sono due cose separate. La distribuzione attiva i diritti sulla registrazione; l'iscrizione a una società di collecting serve a raccogliere i diritti d'autore sulla composizione. Puoi pubblicare senza, ma quei compensi non li incasserà nessuno per te.
Che file serve per pubblicare un brano?
Un WAV a 44,1 kHz, 16 o 24 bit, e una copertina quadrata di almeno 3000×3000 pixel senza scritte promozionali o loghi di piattaforme. Molti rifiuti in fase di distribuzione dipendono proprio dalla copertina, non dall'audio.