Questo articolo non consiglia nomi: cambiano condizioni ogni anno, e una classifica scritta oggi mente fra sei mesi. Consiglia le domande da fare, che restano.
La prima cosa da capire: fanno quasi tutti la stessa cosa
Consegnare un brano a Spotify, Apple Music, Amazon e agli altri è un'operazione tecnicamente standardizzata. Tutti i distributori seri raggiungono sostanzialmente gli stessi negozi, negli stessi tempi.
Quindi la scelta non si fa su «chi arriva a più piattaforme». Si fa su condizioni economiche, controllo e uscita.
I due modelli economici
| Canone annuale | Gratuito con trattenuta | |
|---|---|---|
| Paghi | Una cifra fissa all'anno | Niente in anticipo |
| Trattenuta | 0 % | Tipicamente 10-20 % |
| Conviene se | Il brano genera più del canone | Non sai quanto genererà |
| Il rischio | Paghi anche se non ascolta nessuno | Se il brano esplode, paghi molto |
| Se smetti di pagare | Il brano può sparire | Resta online |
Cosa succede se smetto di pagare il canone? Con alcuni servizi la musica viene ritirata dalle piattaforme. Vuol dire che tutti gli ascolti accumulati, i salvataggi nelle librerie delle persone, le playlist in cui sei finito — spariscono. E se ripubblichi dopo, riparti da zero.
Le nove domande da fare prima
- Che percentuale trattenete sugli incassi? E cambia nel tempo?
- Chi resta proprietario dei master? La risposta accettabile è una sola: tu.
- Cosa succede se smetto di pagare? Vedi sopra.
- Posso ritirare la mia musica quando voglio? In quanto tempo, e a che costo?
- Ci sono esclusive? Un contratto che ti impedisce di distribuire altrove va valutato con molta attenzione.
- Quanto è la soglia minima di pagamento? Alcuni non pagano finché non superi una certa cifra, e con numeri piccoli quella soglia può non arrivare mai.
- Ci sono costi per ritirare i soldi? Commissioni fisse sui bonifici possono azzerare incassi piccoli.
- Che report danno? Dati per paese, per piattaforma, per giorno, o solo un totale?
- Come gestiscono le rivendicazioni sui contenuti? Se qualcuno rivendica il tuo brano, cosa fanno?
Le funzioni che valgono davvero qualcosa
- Split automatico dei pagamenti. Se il brano è fatto in più persone, il distributore paga direttamente ciascuno secondo le percentuali. Evita la situazione in cui uno incassa tutto e deve girare agli altri — che è la fonte di conflitti più comune fra collaboratori.
- Gestione dei contenuti su piattaforme video. Registra il tuo brano nei sistemi di riconoscimento, così se qualcuno lo usa in un video tu incassi.
- Consegna anche ai servizi minori. Poco rilevante nei numeri, ma alcuni negozi di nicchia pagano meglio per ascolto.
- Assistenza umana. Sottovalutata finché non hai un problema urgente a due giorni dall'uscita.
Cosa non è un buon motivo per scegliere
- «Ti mettono in playlist». Nessun distributore può garantirlo. Chi lo promette sta vendendo qualcosa che non controlla.
- «Sono i più usati». Non significa che siano i migliori per il tuo caso.
- Il prezzo più basso. Se il servizio trattiene poco ma paga solo sopra soglie alte, hai risparmiato niente.
- Il pacchetto promozionale incluso. Quasi sempre vale meno di quanto costa.
Le etichette, e cosa cambia
Un'etichetta discografica non è un distributore: è un investitore. Anticipa dei costi — produzione, promozione, video — e in cambio prende una quota degli incassi, spesso maggioritaria, e talvolta la proprietà dei master per un periodo.
Non è di per sé un cattivo affare: dipende da cosa ci mettono. Le domande da fare a un'etichetta:
- Quanto investono in concreto, in euro e in che voci?
- Per quanti anni dura il contratto e su quante uscite?
- I master tornano a me? Dopo quanto?
- Cosa succede se non fanno quello che hanno promesso?
Un contratto discografico va letto da qualcuno che sa leggerli. È una spesa che si ripaga alla prima clausola che non avresti notato.
Le clausole da leggere davvero
I contratti di distribuzione sono spesso brevi e comprensibili. Le parti che meritano attenzione sono cinque, e stanno quasi sempre in fondo.
| Clausola | Cosa cercare | Campanello d'allarme |
|---|---|---|
| Durata e rinnovo | Quanto dura e come si disdice | Rinnovo automatico con disdetta solo in una finestra stretta |
| Esclusiva | Se ti impedisce di distribuire altrove | Esclusiva mondiale su tutte le opere future |
| Titolarità | Chi possiede i master | Qualunque cosa diversa da «restano tuoi» |
| Recesso | Tempi e costi per andartene | Preavvisi molto lunghi, penali |
| Pagamenti | Soglia minima, frequenza, commissioni | Soglie alte con commissioni fisse sui prelievi |
Il conto che quasi nessuno fa
Per capire quale modello conviene serve una sola divisione. Se il canone annuale è C e la trattenuta percentuale del servizio gratuito è P, il punto di pareggio in incassi annui è C diviso P.
Con un canone di 20 € e una trattenuta del 15 %, il pareggio è a circa 133 € di incassi l'anno. Sotto, conviene il gratuito; sopra, il canone.
Tradotto in ascolti, usando gli ordini di grandezza di quanto si guadagna con lo streaming: 133 € corrispondono all'incirca a 40-50 mila ascolti annui. È un numero che la maggior parte delle uscite indipendenti non raggiunge nei primi anni — motivo per cui, all'inizio, il modello a percentuale è quasi sempre la scelta razionale.
Le due cose da conservare, sempre
- I file. Master, mix, tracce separate, progetto. Non solo sul computer: in due posti diversi, di cui almeno uno non fisicamente accanto all'altro. Fra cinque anni ti serviranno per un remix, per una raccolta, o per rimasterizzare.
- I codici e i contratti. ISRC, UPC, copia del contratto firmato, ricevute. In un file di testo, non solo dentro il pannello del distributore — che è esattamente il posto a cui potresti perdere l'accesso.
Cambiare distributore
Si può, e capita a tutti prima o poi. La procedura:
- Segnati tutti gli ISRC e gli UPC Prima di fare qualunque cosa.
- Carica sul nuovo con gli stessi codici Così la cronologia degli ascolti non si spezza.
- Solo dopo, ritira dal vecchio Mai il contrario: se ritiri prima, il brano sparisce nel frattempo.
- Verifica che il profilo artista sia rimasto lo stesso È il passaggio in cui si sbaglia più spesso.
Domande frequenti
Qual è il miglior distributore musicale?
Non esiste una risposta valida per tutti, perché tutti i distributori seri raggiungono le stesse piattaforme. La scelta si fa su quattro cose: percentuale trattenuta, cosa succede se smetti di pagare, chi resta proprietario dei master, e quanto è facile andarsene portandosi i codici ISRC.
Meglio un distributore gratuito o a pagamento?
Se non sai quanto genererà il brano — cioè quasi sempre all'inizio — conviene il modello gratuito con trattenuta percentuale: non rischi nulla. Il canone annuale conviene quando gli incassi superano stabilmente il costo, e ha il rischio che smettendo di pagare la musica venga ritirata.
Posso cambiare distributore senza perdere gli ascolti?
Sì, se mantieni gli stessi codici ISRC e UPC e carichi sul nuovo distributore prima di ritirare dal vecchio. Se inverti l'ordine, il brano sparisce nel frattempo e la cronologia degli ascolti si spezza.