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Fare musica

Fare musica in due, a distanza: cosa funziona e cosa no

Suonare insieme in tempo reale su internet è un problema di velocità della luce. Tutto il resto della collaborazione, invece, funziona benissimo.

6 min di lettura Pubblicato il a cura della redazione Sintony

Cominciamo dal limite fisico, perché spiega tutto il resto.

Perché non si suona insieme in tempo reale

Per suonare insieme, due musicisti devono sentirsi con un ritardo sotto i 25-30 millisecondi circa. È il valore oltre il quale il cervello smette di percepire due eventi come simultanei e comincia a inseguire: chi sente in ritardo rallenta, l'altro rallenta di conseguenza, e il tempo scivola a valanga. È lo stesso motivo per cui in un'orchestra il direttore serve anche per compensare i pochi metri fra le sezioni.

Trenta millisecondi di ritardo corrispondono, nell'aria, a circa dieci metri di distanza. Su internet il conto è diverso ma il limite resta: la luce in fibra fa circa 200.000 km al secondo, quindi solo il tragitto Milano-Roma andata e ritorno costa già qualche millisecondo, a cui si sommano i tempi di conversione, di rete e di riproduzione — che sono quasi sempre la parte più grossa.

Il conto vero

Su una connessione domestica in fibra, fra due città italiane, si arriva realisticamente fra i 25 e i 50 millisecondi complessivi con strumenti specializzati. È il confine: funziona per due persone vicine con ottima connessione, diventa impossibile in quattro o su Wi-Fi. Le videochiamate normali stanno fra i 150 e i 400 millisecondi, cioè dieci volte oltre il limite.

I tre metodi che funzionano davvero

1. A turni, sul file (il più usato)

Uno fa la base ed esporta, l'altro ci mette la sua parte, si rimanda indietro. Non è un ripiego: è il modo in cui è realizzata gran parte della musica pubblicata oggi, anche fra persone che vivono nella stessa città.

Perché funziona meglio del suonare insieme, in molti casi: chi registra è da solo, senza la pressione di sbagliare davanti a qualcuno, e può fare venti prove. Il risultato è quasi sempre migliore della prima esecuzione collettiva.

Le tre cose da concordare prima
  • Tempo e tonalità, scritti da qualche parte. Metà dei disastri nasce qui.
  • Da dove parte il file. Sempre dalla battuta 1, anche se ci sono otto battute di silenzio: così le parti si allineano senza discussioni.
  • Il formato. WAV, stessa frequenza di campionamento per tutti. Mai MP3 per lavorare.

2. In diretta, ma non simultanei

Videochiamata aperta, ma una persona alla volta: uno suona e l'altro ascolta e commenta. I 300 millisecondi di ritardo non danno nessun fastidio, perché nessuno deve stare a tempo con l'altro.

È il metodo migliore per le decisioni: scegliere un giro, sistemare un testo, decidere una struttura. La collaborazione musicale è fatta per l'ottanta per cento di decisioni e per il venti di esecuzione, e questo metodo copre benissimo l'ottanta.

3. Nello stesso progetto

Un progetto condiviso in cui ognuno lavora sulle proprie tracce e vede quello che fa l'altro. Toglie di mezzo il traffico di file e la confusione delle versioni — che è il vero costo nascosto del metodo a turni: al quindicesimo scambio nessuno sa più quale sia il file buono.

È l'idea dietro le sessioni condivise dello Studio di Sintony: la proprietà sta sulla traccia, quindi ognuno tocca la sua e nessuno si sovrascrive, e il progetto è uno solo per tutti.

Le cinque regole della collaborazione a distanza

  1. Numera le versioni «brano_v3.wav», non «brano_finale_vero.wav». Chi ha lavorato a distanza sa perché.
  2. Manda sempre anche il provino completo Insieme alla tua traccia isolata, manda un file con tutto insieme: serve all'altro per capire cosa avevi in mente.
  3. Scrivi cosa hai fatto Tre righe. «Ho rifatto il basso più semplice, ho tolto il charleston nella strofa.» Risparmia un'ora di ascolti alla cieca.
  4. Decidete chi decide Non su tutto: su ogni parte. Se la voce è sua, l'ultima parola sulla voce è sua. Le collaborazioni non finiscono per differenze artistiche, finiscono per decisioni non assegnate.
  5. Mettete per iscritto le percentuali Prima, non dopo. Anche fra amici. Soprattutto fra amici.

Come si scambia un progetto, in pratica

Il modo in cui si passa il materiale determina quanto lavoro dovrà rifare l'altra persona. Tre livelli, dal peggiore al migliore:

Cosa mandiL'altro puòQuando usarlo
Un MP3 del provinoSolo ascoltare e commentarePrime idee, decisioni
Le tracce separate (stem)Aggiungere parti, rimixare i volumiIl caso normale
Il progetto interoTutto, se ha lo stesso programmaSe lavorate con gli stessi strumenti
Come si esportano le tracce separate

Ogni traccia esportata dalla battuta 1, anche se comincia a suonare al minuto due: così basta trascinarle tutte all'inizio e sono allineate. Senza questa regola, chi le riceve passa mezz'ora a incastrarle e sbaglia comunque.

Nomi espliciti: 01_cassa.wav, 02_basso.wav, 03_voce_principale.wav. Non audio_1.wav.

Senza effetti sul canale master, senza normalizzazione, e alla stessa frequenza di campionamento dell'originale.

Il fuso orario del feedback

C'è un problema di ritmo che rovina molte collaborazioni a distanza e di cui non parla nessuno: i tempi di risposta si allungano.

Di persona, un'idea si prova e si scarta in trenta secondi. A distanza, la stessa decisione passa da un file, un'attesa di due giorni, un ascolto e una risposta. Un pezzo che di persona si chiuderebbe in un pomeriggio richiede tre settimane, e nel frattempo l'entusiasmo cala.

I due rimedi che funzionano:

  • Fissare una finestra comune. Anche solo un'ora a settimana in cui si è entrambi presenti, in chiamata, a decidere. Un'ora di decisioni sincrone vale dieci scambi asincroni.
  • Decidere in anticipo chi ha l'ultima parola su cosa. Così le questioni non si accumulano in attesa di un accordo che non arriva.

La conversazione che nessuno vuole fare

Se il brano esce e va bene, si pone il problema di chi ha diritto a cosa. Farlo dopo è la ragione numero uno per cui i gruppi si sciolgono.

Le due cose da distinguere: la composizione (musica e testo — chi l'ha scritta) e la registrazione (chi ha pagato e realizzato quella specifica incisione). Sono due diritti separati con due percorsi diversi, e ne parliamo in SIAE o Soundreef.

La convenzione più diffusa e meno litigiosa: la composizione si divide fra chi ha portato melodia e testo, la produzione fra chi ha realizzato la registrazione. Ma qualunque accordo va bene, purché sia scritto prima — anche in un messaggio, anche in tre righe. Un messaggio con una data batte qualunque ricordo.

Il momento in cui serve stare nella stessa stanza

Onestà: c'è. Le collaborazioni a distanza funzionano benissimo per costruire, e male per trovare. L'idea che nasce perché uno ha sbagliato un accordo e l'altro ha riso, quella non passa da un file scambiato.

Il compromesso realistico che usano in molti: trovarsi di persona una volta ogni tanto per la fase di ricerca — un pomeriggio, con le idee grezze — e fare tutto il resto a distanza. Un pomeriggio insieme produce materiale per due mesi di lavoro separato.

Domande frequenti

Si può suonare insieme online in tempo reale?

Con software specializzati e ottime connessioni, in due e a poca distanza geografica, si può arrivare a un ritardo appena tollerabile. Con videochiamate normali no: viaggiano fra i 150 e i 400 millisecondi, dieci volte oltre il limite in cui il cervello percepisce due suoni come simultanei.

Qual è il modo migliore per collaborare a distanza?

Registrazione a turni per la parte esecutiva, videochiamata per le decisioni. È la combinazione che usano la maggior parte delle produzioni professionali, anche fra persone che potrebbero incontrarsi.

Come si dividono i diritti di un brano fatto in due?

Si distinguono composizione (melodia e testo) e registrazione (la specifica incisione), e si mette per iscritto la divisione prima di pubblicare. Anche un messaggio datato con le percentuali vale molto più di un accordo verbale ricordato male sei mesi dopo.

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