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Fare musica

Come iniziare a fare musica da zero: i primi trenta giorni

La domanda vera non è «con cosa comincio», è «cosa avrò in mano fra un mese». Questo è un piano che finisce con un brano finito, non con una cartella di progetti aperti.

7 min di lettura Pubblicato il a cura della redazione Sintony

Quasi tutti quelli che smettono di fare musica smettono nella prima settimana, e non per mancanza di talento: smettono perché hanno passato quella settimana a scegliere il programma, guardare confronti fra schede audio e leggere quale software usano i produttori famosi. Alla fine dei sette giorni non hanno un secondo di musica. Hanno una lista di link.

Questo articolo parte dall'ipotesi opposta: che lo strumento con cui inizi non conta quasi niente, e che l'unica cosa che conta è arrivare a fine mese con un file audio che si può far ascoltare a qualcuno. Anche brutto. Soprattutto brutto, la prima volta.

Perché il primo mese va speso a copiare

C'è un motivo tecnico per cui i primi tentativi originali suonano male, e non è la mancanza di ispirazione: è che non hai ancora idea di quanti elementi ci siano dentro un brano che ti piace. A orecchio, una canzone pop sembra fatta di voce, batteria e «il resto». Aperta in un editor è fatta di venti-trenta tracce, di cui almeno la metà sono cose che non senti singolarmente ma che senti quando le togli.

Ricostruire otto battute di un pezzo che conosci a memoria ti insegna in tre giorni quello che tre mesi di tutorial non ti dicono: quanto è ripetitivo un giro (moltissimo), quanto è vuoto un arrangiamento nelle strofe (moltissimo), quanto poco succede in realtà.

L'esercizio

Scegli un brano che ti piace e che sia lento e spoglio — un pezzo pieno di roba è ingestibile all'inizio. Ascolta gli stessi otto secondi venti volte di fila e scrivi su un foglio ogni singola cosa che senti, in colonna. Poi prova a rifarle una per una. Non deve venire uguale. Deve venire riconoscibile.

Le tre cose che ti servono davvero (e le tre che non ti servono)

Servono: qualcosa che registri e monti l'audio, un paio di cuffie che conosci bene, e un posto dove mettere le idee mentre arrivano.

Non servono, il primo mese: una scheda audio esterna, monitor da studio, un microfono. Sono acquisti che hanno senso quando hai già un problema che risolvono, e nel primo mese quel problema non ce l'hai ancora.

Comprato subitoCosa succede davvero
Microfono a condensatore da 150 €Registra benissimo la tua stanza riverberante. Il problema non era il microfono. Vedi registrare la voce a casa.
Monitor da studioIn una stanza non trattata mentono più delle cuffie. Vedi trattamento acustico.
Tastiera MIDI 61 tastiUtile — ma solo se sai già cosa suonarci. Un mese dopo, non prima.
Pacchi di campioni da 40 €Novemila file che non ascolterai. Esistono librerie gratuite e legalmente pulite.

Il calendario dei trenta giorni

  1. Giorni 1-7 — Ricostruisci Otto battute di un brano esistente. Batteria, basso, accordi. Niente melodia, niente voce, niente creatività. È un esercizio di ascolto travestito da esercizio di produzione.
  2. Giorni 8-14 — Il tuo giro Quattro accordi che ti piacciono, ripetuti. Se non sai da dove partire, i giri più usati della musica pop sono quattro o cinque in tutto, e sono usati perché funzionano. Sopra ci metti la batteria che hai imparato a fare la settimana prima.
  3. Giorni 15-21 — La melodia Metti il giro in loop e canta sopra qualunque cosa, anche a bocca chiusa, anche parole inventate. Registra tutto. Il novanta per cento sarà inutilizzabile; il dieci per cento è la tua canzone. Questo è il metodo, non un ripiego.
  4. Giorni 22-30 — Finisci Struttura (strofa, ritornello, strofa, ritornello, ponte, ritornello), un po' di volumi, esporta in WAV. Esporta. Un progetto non esportato non esiste.
La regola dei trenta giorni

Alla fine del mese devi avere un file. Non tre bozze promettenti: un file, con un nome, che dura almeno due minuti e che finisce. La differenza fra chi fa musica e chi vorrebbe farla non è il talento, è il numero di cose finite.

Trenta minuti al giorno battono cinque ore la domenica

Questa è la parte noiosa e vera. Fare musica è un mestiere di orecchio, e l'orecchio si allena come un muscolo: poco e spesso. Cinque ore di fila la domenica producono soprattutto stanchezza uditiva — dopo la seconda ora non senti più le differenze, e le decisioni che prendi in quello stato le riascolti il martedì e le butti.

C'è anche un fenomeno misurabile: dopo venti-trenta minuti sullo stesso loop, il cervello smette di sentire quello che c'è e comincia a sentire quello che si aspetta. È il motivo per cui un mix che sembrava perfetto alle due di notte, alle nove del mattino sembra fatto da un'altra persona. Se hai mezz'ora al giorno, sei nella condizione migliore possibile, non nella peggiore.

Le quattro cose che ti serviranno da subito, spiegate

Qualunque programma musicale tu apra, ti troverai davanti quattro concetti. Capiti questi, sai usare tutti gli altri programmi che esistono, perché sono gli stessi ovunque da trent'anni.

ConcettoCos'èPerché ti serve
La tracciaUna riga orizzontale: uno strumento, una voce, una cosa solaOgni elemento sta sulla sua, così puoi cambiarne uno senza toccare gli altri
La grigliaLa divisione del tempo in battute e sedicesimiÈ il pentagramma di oggi: ci si scrivono le note col dito o col mouse
Il cicloUn pezzo che si ripete all'infinitoÈ lo strumento con cui si compone: si lavora su otto battute finché non funzionano
L'esportazioneIl momento in cui tutto diventa un file soloLa differenza fra un progetto e una canzone

Nota che nessuno di questi quattro riguarda i suoni. È di proposito: la scelta dei suoni è la parte più visibile e la meno importante nel primo mese.

Il difetto che avrai, e che hanno tutti

C'è un errore così ricorrente da essere quasi una tappa obbligata: mettere troppa roba. Il ragionamento sembra logico — il mio pezzo suona povero, aggiungo un altro strumento — e produce sistematicamente l'effetto opposto.

Il motivo è fisico e non ha niente a che fare con il talento: due strumenti che occupano la stessa zona di frequenza non si sentono come due cose, si sentono come una cosa confusa. Aggiungere il quinto elemento non aggiunge il venti per cento di ricchezza: toglie definizione a tutti e quattro quelli che c'erano.

Il rimedio da applicare fin dalla prima settimana è meccanico: quando qualcosa non funziona, prova prima a togliere. Spegni un elemento a caso e riascolta. Se non ti manca, non serviva. Il ragionamento completo sta in arrangiare senza impastare, ed è probabilmente il singolo articolo che fa risparmiare più tempo a chi comincia.

Il muro del «mi vergogno»

Arriva sempre intorno al giorno dieci, e ha una forma precisa: hai fatto qualcosa, non fa schifo del tutto, e non la fai sentire a nessuno. Il brano resta nel telefono per mesi.

Il problema è che senza qualcuno che ascolta non hai nessun segnale: non sai se il ritornello arriva, se il basso copre la voce, se dopo un minuto ci si annoia. Continui a lavorare al buio, e al buio si peggiora anche lavorando tanto.

La soluzione non è pubblicare su tutte le piattaforme del mondo — quello viene molto dopo, e ne parliamo in come pubblicare musica su Spotify. La soluzione è farlo sentire a tre persone che ascoltano quel genere, e chiedere una cosa sola: «in che punto ti sei distratto?». Non «ti piace». La domanda «ti piace» produce solo gentilezza.

Cosa non imparerai in un mese (e va benissimo)

  • A mixare. Il mix è un mestiere a parte e ci vogliono anni. Nel primo mese il tuo obiettivo è che si senta tutto, non che suoni bene.
  • La teoria. Ne serve pochissima per cominciare: quattro accordi e la differenza fra maggiore e minore. Il resto si impara quando ti serve, che è il momento in cui finalmente ti resta in testa.
  • Il tuo suono. Non esiste al mese uno. Esiste dopo trenta brani, e nasce dalle cose che ti vengono male in modo riconoscibile.

Un mese dopo

Se hai fatto tutto, adesso hai un brano finito e un'idea abbastanza precisa di cosa ti manca. È il momento buono per scegliere: se ti è piaciuto più scrivere le parole, vai verso la scrittura; se ti è piaciuto più far suonare bene le cose, vai verso mix e mastering. Sono due mestieri diversi che vivono nella stessa stanza, e quasi nessuno è bravo in entrambi.

E se al giorno trenta non hai finito niente: non hai sbagliato mese, hai sbagliato ambizione. Rifai il piano con otto battute invece di due minuti. Finire una cosa piccola insegna più che non finire una cosa grande.

Domande frequenti

Serve saper suonare uno strumento per iniziare a fare musica?

No, e questa non è una consolazione: da vent'anni la maggior parte della musica registrata si costruisce disegnando note su una griglia invece di suonarle. Saper suonare rende più veloce trovare le idee, ma non è un prerequisito. Ne parliamo in fare musica senza saper suonare.

Quanto costa iniziare a fare musica?

Zero, il primo mese, se hai già un telefono e delle cuffie. Ci sono programmi gratuiti completi su ogni sistema operativo, e librerie di suoni con licenze libere. Le spese sensate iniziano quando hai un problema preciso da risolvere — di solito il primo è il microfono, e arriva verso il terzo o quarto mese.

Meglio iniziare dal computer o dal telefono?

Da quello che hai già acceso. Il telefono ha un vantaggio reale nei primi mesi: è sempre in tasca, quindi le idee le catturi quando arrivano invece di dimenticarle. Il computer diventa necessario quando cominci a gestire molte tracce insieme. Vedi fare musica con il telefono.

Quanto tempo ci vuole per fare una canzone decente?

Per la prima canzone finita: un mese, con mezz'ora al giorno. Per una canzone che regge il confronto con quello che ascolti: realisticamente fra i venti e i cinquanta brani finiti. Non è una questione di tempo ma di numero di tentativi conclusi — è per questo che finire conta più che fare bene.

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